Pireo

Mentre isole come Lesbo hanno le strutture al collasso, nella Grecia continentale oltre 45.000 profughi sono bloccati in attesa di capire quale sarà il loro destino. Di certo c’è che le forze dell’ordine li stanno lentamente spostando dai vari accampamenti spontanei sorti lungo il percorso della rotta balcanica agli Hotspot voluti e progettati da Bruxelles

“I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”. È questo il tweet che Papa Francesco ha lanciato il 16 aprile al termine della visita a Lesbo dove è andato per ringraziare per la sua generosità il popolo greco, offrire solidarietà ai rifugiati e lanciare un messaggio all’Europa tanto semplice quanto efficace: non lasciamoli soli!

Oltre agli 8.000 profughi presenti sulle isole greche di confine, di cui circa 3.000 rinchiusi nel campo di detenzione di Moria, sull’isola di Lesbo, nella Grecia continentale sono 45.887 (dati del Governo greco al 27 aprile) i rifugiati arrivati prima della chiusura della rotta balcanica e ancora bloccati. Migliaia di persone, principalmente siriani, afgani e iracheni (di cui il 40% sono minori) che a dispetto di quanto auspica il Papa oltre a sentirsi soli fanno fatica a non perdere la pazienza e le speranze.

Zoe, volontaria indipendente greca che gestisce un team di volontari, ci spiega che se nei campi aperti sulle Isole i profughi vengono incarcerati e tentano di attivare le pratiche di richiesta di asilo politico in Grecia, pur di prendere tempo e rallentare le procedure di deportazione, sulla terraferma la polizia e il governo greco stanno spostando i profughi arrivati prima del 20 marzo dai vari campi spontanei negli Hotspot: campi gestiti e sorvegliati da militari e polizia.

Sono luoghi di permanenza non definitiva, dove per ora i rifugiati possono uscire liberamente, ma poiché non hanno soldi e non conoscono la lingua non possono fare altro che rimanervi bloccati. “In questo modo sono sotto controllo e privi di informazioni, di tutele e di indicazioni legali” racconta Zoe. “I volontari possono entrare in questi campi ma i giornalisti no”.

Nella Grecia continentale esistono diversi luoghi di assembramento spontaneo, campi non organizzati, come la stazione di Idomeni (con più di 10.000 profughi), la pompa di benzina Eko di Policastro (dove sono accampati poco meno di 1.200 persone) che i profughi hanno affollato nella convinzione si trattasse di una situazione di passaggio, in attesa di poter varcare la frontiera. Ma da luoghi di stazionamento temporaneo, questi oggi sono diventati centri di accampamento permanente. Così l’attenzione del Governo è concentrata sulle pratiche di evacuazione dei migranti verso gli hotspot. In particolare l’attenzione degli ultimi giorni si è concentrata sul porto del Pireo, arrivato a ospitare 5.000 migranti, che il Governo voleva liberare in tempo per il primo di maggio, inizio delle feste per la Pasqua Ortodossa, quando migliaia di turisti sono soliti riversarsi per imbarcarsi verso le isole. Buona parte dei profughi sono stati in effetti trasferiti tra l’hotspot di Skaramangas e gli altri campi adiacenti ad Atene. Ma almeno 2.000 migranti si trovano ancora in loco.

 

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*