Idomeni, l’ultima frontiera

Nel 2015 oltre 1.1 milioni di migranti sono entrati in Europa, di questi ben 853,650 (dati IOM) sono passati dalla Grecia, che solo nei primi mesi del 2016 ha registrato 154mila ulteriori arrivi.

Muri, fili spinati, frontiere e controlli dal Settembre del 2015 (data in cui l’Ungheria ha eretto il muro ai confini con la Serbia) sono ricomparsi in tutta Europa.

Il piccolo paese di Idomeni, al confine tra Grecia e Fyrom, e il vicino campo profughi arrivato ad “ospitare” 16mila persone, hanno assunto in tutto ciò un forte valore simbolico. Luoghi di speranza prima, quella di avercela in fondo fatta, di aver superato la parte più difficile del viaggio, speranza che rendeva l’inumanità delle condizioni di vita nel campo persino sopportabili; della disillusione poi, quando a partire dal 21 Febbraio 2016 le autorità macedoni – di concerto con quelle di altri stati europei – hanno iniziato a chiudere progressivamente i confini, dapprima filtrando e respingendo i flussi umani su base etnica, successivamente impedendo indiscriminatamente a tutti il passaggio.

La chiusura delle frontiere europee , avvenuta ufficialmente il 20 marzo 2016 (data di entrata in vigore dell’accordo tra U.E. e Turchia), ha infine trasformato ogni nuovo rifugiato in un clandestino, e il diritto all’asilo da principio cardine a retaggio obsoleto.

 

 

 

 

 

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